Alternative rock: viaggio sulla A4 degli anni ’90 (parte 2)

Scritto da il Febbraio 9, 2023

Prosegue il nostro viaggio nell’epopea dell’alternative rock italiano che ha scosso gli anni Novanta dello scorso secolo.

Per coincidenze fortuite, o per il tiro a dadi di Dei capricciosi, questo viaggio passa quasi soltanto dall’autostrada A4.

Nella prima tappa siamo partiti da Brescia con i Timoria, per arrivare a Vicenza dai Mistonocivo.

Oggi ci spostiamo ancora più a Est, ma non resteremo lì a lungo. Ci sono altri chilometri da macinare e gruppi da raccontare.

L’estate Acida dei Prozac+ e il ricordo di Elisabetta

I Prozac+ in una foto di archivio

I Prozac+ in una foto di archivio

Come detto, è tempo di spostarsi un po’ più a Est di Vicenza.

Altri 150 chilometri circa e l’interno del Friuli Venezia Giulia ci spalanca le porte.

Siamo a Pordenone, è il 1995, l’alternative rock soffia anche da queste parti insieme alla Bora che spinge tutto verso Trieste e Trieste verso la Slovenia.

Ma qui soffia ancora anche il punk, che trova nei Prozac+ terreno fertile per una stagione tardiva del genere, quasi fuori tempo massimo.

Ma loro, i Prozac, a tempo sanno andare. Scrive tutto Gian Maria Accusani, anima e corpo della band, eppure il successo vero arriva con la voce di una donna, Elisabetta Imelio.

Lei è bassista e co fondatrice del gruppo (insieme anche a Eva Poles), che nell’estate del 1998 incendia mezza Italia dai palchi e in radio con il brano Acida, dal quasi omonimo disco Acido Acida.

Il singolo è la fenice alternative punk che rinasce dalle ceneri del punk stesso e permette all’album di vendere oltre 250.000 copie e al gruppo di fare il bis di gloria dopo essere stato spalla degli U2 a Reggio Emilia e Roma, nel 1997.

Una specie di favola durata troppo poco, come l’esistenza terrena di Elisabetta, scomparsa quasi 3 anni fa.

Il 29 febbraio 2020 le conseguenze ineluttabili di un cancro al seno l’hanno avuta vinta sulla ragazza scossa e agitata di fine millennio. Aveva solo 44 anni.

Verso il cielo su Torino

Foto promozionale dei Subsonica per il disco Eden

Foto promozionale dei Subsonica per il disco Eden

Un’inversione di marcia e riprendiamo la A4 in direzione Milano, fermandoci però 120 chilometri prima della Madonnina.

Torino è la nostra tappa, Torino è la casa del gruppo vessillo di una generazione cresciuta idealmente all’ombra della Mole Antonelliana sponda granata.

Siamo nel 1996: estate, piazza Vittorio e i Murazzi sullo sfondo, la scena underground della città che vive di linfa nuova e potente come l’acqua che passa sotto i piedi, nel Po.

Max Casacci, Davide Dileo e Samuel Romano fondano i Subsonica.

Presto si aggiungeranno Enrico Matta, alias Ninja alla batteria, e Pierfunk, ovvero Pierpaolo Peretti Griva, sostituito nel 1999 dal nuovo e attuale bassista Vicio.

Pierfunk tuttavia graviterà e gravita tuttora nell’orbita sonica, anche per la collaborazione con Samuel negli apprezzabilissimi Motel Connection.

Vista aerea di Torino e della Mole

Vista aerea di Torino e della Mole

Nel 1997 arriva il primo album, eponimo, da cui vengono tratti un paio di singoli di rilievo come Istantanee e Cose che non ho.

Le radici sono reggae (Casacci era membro degli Africa Unite), ma l’anima resta elettronica e cova sotto.

Esploderà con Microchip emozionale del 1999.

Questo è il vero spartiacque, la cartina tornasole per la band torinese: dopo l’apparizione sanremese con Tutti i miei sbagli il disco decolla, i fan si moltiplicano e inizia l’ascesa.

Una salita costante, non ripida né rapida, che permette ai ragazzi dei Murazzi di non perdere mai il contatto con la torre di controllo Terra, per dirla alla loro maniera.

Soprattutto gli consente di assorbire con intelligenza e ironia le critiche – inevitabili, nel tempo – che una parte di audience esprime incolpandoli di non aver saputo bissare Microchip emozionale.

Il che, dal 2019 in avanti, non è più vero in senso stretto: arriva infatti la riedizione del disco per il ventennale, intitolato per l’occasione Microchip temporale (come fecero gli Afterhours con Hai paura del buio?).

Un’operazione catchy che regala un moderno respiro a pezzi storici come Discolabirinto, reso attuale dalla nuova collaborazione con Cosmo e dall’arrangiamento impeccabile per i Club.

Verso Monza: Castoldi & Fumagalli ci attendono

I Bluvertigo in una foto promozionale

I Bluvertigo in una foto promozionale

Lasciata Torino alle nostre spalle, facciamo rotta verso la base a bordo della nostra auto del rock.

Non prima però di aver fatto visita a Monza a Marco Castoldi e Andrea Fumagalli.

Chi sono e perché sono importanti nello scenario alternative del decennio che stiamo raccontando?

Bè, sono due cognomi piuttosto comuni nella zona brianzola, e che da questi possa nascere un gruppo new wave e sperimentale pare impossibile.

Ma non sempre in nome omen. E così, a metà degli anni ’80, ai bordi un po’ in ombra della Milano da bere, nascono prima i Lizard Mixture, poi gli Smokin’ Cocks (questa è la traduzione letterale del cognome Fumagalli) e infine i Golden Age.

È il preludio al gruppo definitivo che sorgerà nel 1993: i Bluvertigo.

Marco Castoldi, in arte Morgan, e Andrea Fumagalli, alias Andy: anima, idee, costruzione armonica, melodica e lirica della band.

Un’anima che fa capire con chiarezza sin dagli esordi quale sia la cifra stilistica e artistica.

Testi colti uniti a un arrangiamento prevalentemente rock ed elettronico.

Si può fare questa musica in italiano, si può fare parlando anche di filosofia.

Del resto il maestro Battiato lo aveva ampiamente dimostrato nella folle estate de La voce del padrone.

I Bluvertigo però vanno oltre dando del tu anche all’argomento droga, in particolar modo all’ampio fronte della cultura lisergica che, scappando di mano a metà anni ’90, sfociò nella deriva sintetica.

La trilogia chimica del gruppo che va dall’esordio di Acidi e basi al capitolo finale Zero – ovvero la famosa nevicata dell’85, passando per Metallo non metallo, segna il grande successo.

E, di fatto, anche la fine della discografia in studio della band.

A metà degli anni ’90 i Bluvertigo collezionano opening act di spessore come quelli accanto a Tears for fears e Oasis, e collaborazioni illustri con Mauro Pagani e gli stessi Subsonica.

Strade che si lasciano guidare… insieme

Samuel e Morgan insieme live

Samuel e Morgan insieme live

Samuel e Morgan hanno molto in comune.

Hanno intrecciato il lavoro in studio (con la citata Discolabirinto) e sul palco, condiviso la sedia di giudice a XFactor, rischiato tanto portando la propria band al Festival di Sanremo.

Le strade si sono rivelate differenti soltanto in termini di futuro.

Dei Bluvertigo si aspetta il nuovo disco come si attendeva l’arrivo di Godot, mentre i Subsonica restano attuali, vivi e produttivi.

 

 

 

 

 

 


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