Gara 7: Johnny Marsiglia ne esce da campione, soprattutto di umiltà

Scritto da il Dicembre 20, 2023

Si sta avvicinando la fine di questo 2023 ricchissimo di nuove uscite musicali, e la domanda su quale sia stato il disco dell’anno è più attuale che mai. Ovviamente i numeri non si possono mettere in discussione, e tantomeno i gusti personali. Vi è però un progetto che si è distinto per autenticità e profondità, ed è “Gara 7” di Johnny Marsiglia. Per questo noi di Kristall Radio siamo andati ad ascoltarlo all’ultima tappa del tour omonimo, iniziato non a caso nella sua amata città natale di Palermo, e conclusosi a Milano, metropoli del rap, vicino alla quale si è trasferito, in provincia di Varese. Da Sud a Nord, con il rap sempre nel cuore.

Calcare il palco del Circolo Magnolia dopo cinque anni di assenza è stata un’esperienza dalla forte carica emotiva per Johnny. Al microfono spiega che si è trattato di un periodo difficile, anche a causa del Covid che lo ha inframezzato. Ma la vita per lui che ama tanto il basket è come una partita, dove se si cade ci si rialza e non si getta mai la spugna. Rientra quindi in campo per la partita delle partite, la sua “Gara 7”, e dimostra chiaramente, periodo dopo periodo, canzone dopo canzone, di non essere “né clinicamente, né liricamente morto”, anzi.

Per chiudere in bellezza la tournée sono stati invitati molti dei featuring dell’album, primo fra tutti il cantante di Reggio Emilia Thoé, a cui viene anche affidata l’apertura dello show. E con una voce così non poteva essere diversamente: Johnny esprime il suo orgoglio per aver potuto lavorare a “Non è un movie” con una delle maggiori promesse del panorama musicale italiano. Poi grande sorpresa con l’apparizione di Mezzosangue, celato da un balaklava bianco per il loro ultimo featuring “Analgesico” e poi per il remix di “Sul serio”. Poi per calibrare bene e non sbagliare l’“Ultimo tiro”, chi meglio di NIO in persona a cantarne il ritornello. Menzione d’onore va al fedele Dj Tsura, una certezza ai piatti su e giù per la Penisola, e che delizia il pubblico con dei memorabili assoli di scratch.

Johnny è un rapper e freestyler molto solido che nel 2019 ha partecipato al Red Bull 64 Bars su beat di Stabber. Ma un conto è, come ci precisa giustamente lui, registrare le 64 barre pulite pulite in studio, mentre un altro conto è sputarle fuori senza sbavature sul palco. Scandita da dei bassi che hanno fatto tremare il Magnolia, la performance davvero impressionante ha più che mantenuto la promessa, e ricordato quanto sia enorme l’abisso che divide chi è forte ma solo di facciata, e chi lo è sul serio, senza playback. Johnny è uno dei big player maggiormente rispettati in Italia, ed è solo una questione di duro lavoro e merito. I suoi brani portano a spasso per la quotidianità di Palermo, della periferia ma anche della provincia, setting in cui Johnny combatte le sue battaglie, soprattutto con sé stesso, cercando di non mollare mai e aiutato dal rap e dagli amici sinceri.

Fra i momenti più atmosferici del live si contano le versioni acustiche di alcuni brani accompagnati solo dalla tastiera di Peter Bass, come anche il pezzo “Conversazioni” in cui Johnny discute con la sua coscienza che gli instilla insicurezza. Per farlo lascia il palco vuoto e rappa con la proiezione di sé stesso da dietro uno schermo bianco. Circa a metà canzone riesce però a divincolarsi da lei e torna deciso e senza paura di fronte al pubblico a manifestare tutta la sua potenza al mic. Ovviamente non si può dimenticare la canzone “Clessidra” sulla strage di Capaci con Davide Shorty al ritornello, purtroppo non presente. Johnny esegue anche un altro featuring con Davide contenuto in “Gara7”: lo hanno intitolato “Jeff” e dedicato al loro amico comune Jamba, rapper palermitano trasferitosi a Londra e mancato precocemente proprio nella capitale britannica nel 2020. Anche lui diceva loro di non mollare mai.

Auguriamo a Johnny di giocare ancora molti match per continuare a regalarci del rap fatto come si deve. Lui stesso ha ringraziato i suoi fan, che ovviamente sapevano ogni sua rima, per aver apprezzato un album “non leggero”, e noi aggiungiamo ma tremendamente umano e vero! Aspettare cinque anni per confezionare un disco così di spessore e che viene proprio da dentro è una scelta che va contro la corrente impetuosa della musica mainstream, ma che ripaga gli ascoltatori che sanno riconoscerlo nel mare magnum di banalità trite e ritrite. Johnny questa sua vittoriosa “Gara 7” se la è davvero giocata e meritata.


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