È ancora Primavera: una poesia per rinnovarsi

E’ passato ormai un anno dal lockdown della scorsa primavera. Ora si parla di colori e l’arrivo, di nuovo, della primavera ci trova in zona rossa. Poco è cambiato. C’è il coprifuoco e, anche se non ci fosse, ben poche occasioni potremmo trovare per uscire, visto che teatri, musei e cinema sono chiusi. Bisogna in qualche modo occupare il tempo libero e quale modo migliore per farlo che affidarsi ai libri, ai film, alla musica? Perché la noia e l’angoscia derivante dall’incertezza della vita possono esser lenite da piccoli tocchi e attimi di bellezza. Bisogna sempre esser vigili, con i sensi all’erta, perché, quando meno te l’aspetti, davanti ai tuoi occhi si può dispiegare la meraviglia, che sia della natura o frutto delle arti umane. 

Una poesia per rinnovarsi

Voglio condividere con voi un momento di bellezza, giunto inaspettato qualche anno fa. Era primavera, si era partiti per una settimana di ferie in montagna. Alla fine della giornata, dopo un’escursione assai impegnativa, la voglia di cucinare qualcosa era pressoché pari a zero e si decise di coccolarsi un po’ andando a mangiare nell’unico pub del paese. Entrammo in una baita di legno, in un’atmosfera vagamente hippie, e trovai davanti a me una poesia, mai letta prima, ma che da allora mi accompagna e mi dà energia nei momenti più difficili. 

Lentamente muore

chi diventa schiavo dell’abitudine,

ripetendo ogni giorno

gli stessi percorsi,

chi non cambia la marcia,

chi non rischia e cambia colore dei vestiti,

chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente

chi evita una passione,

chi preferisce il nero sul bianco

e i puntini sulle “i” piuttosto che

un insieme di emozioni,

proprio quelle che fanno brillare gli occhi,

quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso ,

quelle che fanno battere il cuore davanti all’errore e ai sentimenti.

Lentamente muore

chi non capovolge il tavolo,

chi è infelice sul lavoro

chi non rischia la certezza per l’incertezza

per inseguire un sogno,

chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli

sensati.

Lentamente muore

chi non viaggia,

chi non legge,

chi non ascolta musica,

chi non trova grazia in se stesso.

Muore lentamente

chi distrugge l’amor proprio

chi non si lascia aiutare;

chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna

o della pioggia incessante.

Lentamente muore

chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,

chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,

chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi

ricordando sempre che essere vivo

richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di

respirare.

Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento

di una splendida felicità.

Erroneamente attribuita a Pablo Neruda, questa poesia è stata in realtà scritta da Martha Medeiros, giornalista e scrittrice brasiliana. E’ una poesia, secondo me, capace di catalizzare dentro di sé un’energia incredibile, perché ci ricorda che vivere è cosa ben diversa e assai più complicata del semplice esistere. Che spesso e volentieri noi semplicemente esistiamo, adagiandoci nelle abitudini di tutti i giorni, portati a reiterare gli stessi gesti, pensieri e comportamenti, spegnendoci a poco a poco nella noia. Dovremmo, invece, ricordarci che la vita è unica e renderle omaggio vivendola al massimo, essendo curiosi, affamati di novità, aperti alla meraviglia delle piccole cose di tutti i giorni. Spero possa esser uno sprone in questi giorni difficili per riempire di significato la vita, sempre e comunque, nonostante le limitazioni oggettive imposte dalla pandemia.